25 marzo 2006

Donne di china

che raccontano come

tutte le donne sono belle, troppo belle per evitare di guardarle.

Su resto del mondo si scrive di Strangers in Paradise.

08 marzo 2006

Perché io oggi non festeggio

Sarò strana, ma questa gragnuola di goffi auguri per l'otto marzo mi mettono parecchio a disagio. Mi infastidiscono, per dirla tutta. Mi viene da chiedermi dove sono le anime belle che ti fanno gli auguri nei negozi quando si dice che il tasso di occupazione femminile in questo Paese è tra i più bassi in Europa (il 45,1% contro il 57,8% in Francia, il 60,2% in Germania e il 72,8% in Danimarca) e quanti di questi sono tra il 40% che ritiene che il lavoro domesti debba essere naturalmente compito femminile o tra il 51,8% di coloro che credono che la carriera sia più importante per un uomo che per una donna (in fondo la donna ha la famiglia per realizzarsi, naturalmente).
La legge 4/2004 ha limitato la possibilità di ricorrere alla fecondazione assistita. Di per sé non un tema femminile, ma che lo diventa nel momento in cui si verificano le motivazioni della legge, che concernono il diritto delle donne di controllare la propria sessualità. Questo ha dato la stura a un fuoco di fila di attacchi alla legge 194/1978, ovverosia al diritto di scelta. E questo avviene in un paese in cui ancora madri disperate abbandonano i figli nei cassonetti, in cui la minaccia della violenza carnale viene agitata davanti alle donne di Bolzaneto dagli agenti di polizia, in cui uno stupro è meno grave se la vittima non è vergine.

Nel mondo nessun paese ha più del 50% di donne nel parlamento, solo il Rwanda con il 48,8 di donne tra i banchi e la Svezia con il 45,3% si avvicinano a questa proporzione (mentre l'Italia con il suo ridicolo 9,8% è tristemente 89ª). La maggior parte delle donne al mondo sono variamente segregate, escluse dalla vita politica ed economica. Le donne subiscono matrimoni combinati, mutilazioni sessuali, esclusione dal potere e dalla proprietà, violenza (qui dietro l'angolo, in Turchia, quasi il 50% delle donne, secondo una rierca condotta dal professor Kocacik dell'università di Cumhuryet, sono vittime della violenza domestica, quasi sempre ad opera del marito).

Allora, a che cosa servono gli auguri pelosi di chi fin troppo spesso sta a guardare, o non guarda nemmeno? A 95 anni esatti dall'incendio della Triangle Shirt Company, a Chittagong in Bangladesh almeno 65 persone, in grande magioranza donne, sono morte in un incendio simile a quello di New York, sempre in una fabbrica tessile, la La Kts Textile Mill. Se qualcuno riuscisse a spiegarmi che cosa è cambiato tra allora e oggi e in cosa gli auguri potrebbero aiutarci sarei forse più contenta. Ma oggi prefersico essere incazzata.

07 marzo 2006

Otto marzo di lotta a Roma

In occasione dell'8 marzo, la campagna internazionale "Women say no to War", lanciata da CodePink, Alice Walker, Cindy Sheehan, Susan Sarandon, Margaret Cho, Barbara Lee e da associazioni di donne irachene e pacifisti in tutto il mondo ha indetto una giornata mondiale di mobilitazione contro la guerra in Irak.
In Italia, la manifestazione avrà la forma di presidio davanti all'ambasciata USA a Roma e si terrà l'8, dalle 16 alle 18. Il presidio dell'8 è preparatorio rispetto alla manifestazione nazionale di Roma del 18/3. Ulteirori informazioni, incluso il volantino da scaricare, sono disponibili sul sito degli amici U.S. Citizens for Peace and Justice.
È inoltre possibile firmare on-line la petizione di Women say no to War.

03 marzo 2006

Donne in mostra all'umanitaria di Milano

Dal 4 all'11 marzo, al Chiostro dei Glicini della Società Umanitaria di Milano (via Daverio, dalle 10 alle 19, ingresso libero) si terrà la mostra "Noi, utopie delle donne di ieri, memoria delle donne di domani". Storia del femminismo milanese dal 1965 a oggi in quaranta frandi pannelli e centinaia di foto e documenti. Per informazioni donnamostra@gmail.com. Io conto di andarci domenica pomeriggio, se qualche rebecca vuole unirsi è benvenuta.