Domani alle due io sarò in piazza Duca D'Aosta a Milano. Sarò lì perché è da lì che partirà la manifestazione in
difesa della legge 194. Difendere la legge 194 non è essenziale solo perché questa legge contribuisce a salvaguardare la salute delle donne, ha ridotto ad annullare le morti per aborto e, mediante l'informazione, a ridurre il numero totale di aborti praticati, legalmente o illegalmente, in questo paese. La legge 194 è uno strumento prezioso per tutte le donne italiane o che vivono in Italia perché è stata ed è un mattone essenziale nella costruzione della libertà femminile.
Il tipo più basilare di libertà è la libertà di gestire il proprio corpo, ovverosia l'avere il controllo del corpo. Senza poter sdisporre del proprio corpo nessuna altra libertà può esistere, perché chi non può gestire il proprio corpo non può, di conseguenza, gestire nessuna parte della propria esistenza. Innanzitutto perché senza controllo e potere decisionale sul proprio corpo nessuno è in grado di decidere alcun altro aspetto della propria esistenza: lavoro, vita familiare e privata sono condizionati dalla non disponibilità del corpo, dal fatto che il controllo sulla fisicità è demandato a parti terze. Ma soprattutto, la mancanza di controllo sul proprio corpo influenza la psiche dell'individuo, rendendolo incapace di prendere alcuna decisione.
Il problema dell'autocrontrollo del corpo delle donne, poi, ha conseguenze storiche e sociali (e quindi anche economiche e politiche), dato che le società tradizionali e patriarcali hanno sempre usato il controllo del corpo femminile, mediante la segregazione, la proibizione di qualsiasi tipo di controllo delle nascite, la mutilazione e l'abbigliamento, come strumento di repressione e controllo. Per le donne avere a risposizione leggi che ci permettano di avere il diritto di controllare il corpo è un paso essenziale nella conquista della parità di diritti. Senza possedere il controllo del nostro corpo, ogni altra conquista è resa impossibile.
A maggior ragione, poi, nel caseo delle donne, la fisicità è condizionata dalla fertilità. Il menarca, i cicli mestruali, la gravidanza (o la sua mancanza), il rapporto con gli eventuali figli e la menopausa rappresentano da sempre i momenti cruciali della vita di ogni donna.
La legge 4/2004 contro la procreazione assistita prima e gli attacchi da parte della chiesa e di rappresentati politici di entrambi gli scheramenti dopo hanno rimesso in discussione i diritti delle donne. Che l'attacco sia arrivato proprio su questo piano è significativo. Colpire le donne in questo ambito può non essere un esplicito attacco ai nostri diritti, ma è un significativo atto contro il loro complesso. Mettendo in discussione il diritto di scelta, e mediante esso il diritto delle donne al controllo del proprio corpo, vengono in realtà messi in discussione il complesso dei diritti e delle conquiste femminili.
Ecco, quindi, che l'attacco alla legge 194 diventa attacco a tutte le donne, anche a quelle che non farebbero comunque ricorso all'IVG, anche a quelle che di figli non ne possono più avere, anche a quelle che di figli ne vogliono avere.
La legge 194 sancisce per tutte il diritto di scegliere, il diritto anche di scegliere di non fare ricorso all'IVG. Ma soprattutto rimette in mano alle legittime proprietarie dei corpi il controllo sui loro corpi stessi, e quindi sulla loro vita nel complesso.
Senza questa legge (e con la legge 4/2004) ci ritroveremmo a dover fare i conti con una contrazione enorme dei diritti, ma soprattutto del nostro spazio di libertà psicologica. Ci troveremmo a fare i conti con il fatto che il controllo del nostro corpo, che è in buona parte il controllo della nostra fertilità, non è più completamente in nostro possesso. E, come dicevo, senza questo controllo nessuna libertà è possibile.