26 gennaio 2006

«ci ha tolto le mestruazioni»

Nel campo di Ravensbrück eravamo tutte donne: giovani, vecchie... Insomma, c'era un po' di tutto, ma solo donne. In questo campo sono stati fatti anche degli esperimenti sulle prigioniere. Esperimenti anche molto terribili. Quello che è stato fatto a me, come a tante altre - c'è qualcuno che lo ricorda con più precisione, c'è qualcun altro che lo ricorda un po' meno - comunque ci veniva tolto il ciclo mestruale, e allora... A chi mettevano qualcosa nel mangiare... A qualcuna qualcosa nel mangiare... Invece a tante altre veniva... Ti mettevano su un tavolo e ti veniva iniettato, direttamente... Un liquido molto irritante: questo liquido ci ha tolto le mestruazioni. Da quel momento sino a quando non sono tornata a casa, anzi un periodo di tempo dopo che sono rientrata a casa, non ho più avuto le mestruazioni. Togliendoci, appunto, il ciclo mestruale - questo era un problema molto grave per la donna - ma i nazisti sapevano benissimo le conseguenze di tutto questo perché loro dicevano che noi eravamo come degli schiavi, e che gli schiavi si riproducono troppo in fretta, come i topi, perciò certamente anche in questo senso cercavano in un modo di eliminare il più possibile le persone. Anche nei nostri riguardi, che non avremmo potuto magari più procreare, più avere figli. Questo penso che sia stato lo scopo di questo esperimento, e anche soprattutto, per vedere l'effetto sulla donna, togliendo il ciclo mestruale... L'effetto che poteva fare. L'effetto è stato quello che poi i nostri corpi si sono riempiti anche di grossi foruncoli: foruncoli sempre pieni di pus... E poi anche i pidocchi... I pidocchi si accompagnavano benissimo coi foruncoli.
Ida Desandré, deportata nel lager di Ravensbrück

24 gennaio 2006

Madri snaturate

Recentemente ci sono un po' di cose che mi hanno fatto riflettere sulle madri. E sulle famiglie. Gli italiani (e dovrei dire anche le italiane) sono noti per il loro mammismo, un fenomeno che non ho mai vissuto sulla mia pelle e su cui non avevo mai riflettutto attentamente fino a qualche tempo fa. Però c'è. E non è folklore. Solo che non lo leggo in termini di figli troppo legati alla madre ma in termini di madri troppo legate ai figli.
Guardate bene ogni mammone e mammona che incontrate. Anzi, guardate bene sua madre. Quasi sicuramente vedrete una donna frustrata, senza interessi, senza amici, senza lavoro (o con un lavoro non gratificante in nulla). Una donna che vive solo per la famiglia. "Dietro a ogni grande uomo c'è una grande donna" si dice in inglese. Dietro a ogmi mammone c'è una madre, dico io.
Questo alone mistico circonda le madri italiane da tempo. Dal culto mariano a "Di mamma ce n'è una sola" (emmenomale!) a "Mamma son tanto felice" a Mamma Ebe. Mistico e mistificante.
Solo che fino a qualche generazione fa le madri erano normalmente plurimadri di quattro-cinque figli, se non di più, e avevano una casa da mandare avanti. Erano le rezdori di cui parlava RDM tempo fa. Solo che le borghesi avevano le pattine, le altre avevano le galline da tenere fuori casa e il pavimento di terra battuta. Restava poco tempo per badare ai figli, soprattutto a quelli abbastanza grandi da reggere una zappa (a otto anni sei troppo grande per andare a scuola, via, a zappare e guadagnarti il pane).
Poi ci siamo inurbati come formiche e perfino la terra ha smesso di essere bassa e i pavimenti ha cominciato a pulirli l'aspirapolvere. Certo, sono apparse le otto ore in fabbrica o in ufficio per molte. non che prima non si lavorasse, neh; anzi, si lavorava molto di più perché i trelocalisessantametriquadri sono più facili d apulire, soprattutto se hai la lavatrice. però, soprattutto per le donne, fare un lavoro bello è restato difficile. Vincenzina credeva che il mondo fosse la fabbrica, ma la fabbrica ti succhia la vita, i soldi sono pochi e non c'è nemmeno speranza di fare carriera: se ti va bene riesci a conservare il lavoro fino alla pensione. La cultura resta poca e l'idea che una donna potesse avere una vita sociale al di fuori della famiglia una balordaggine.
E allora non resta che la famiglia: un marito di cui dopo un po' non ti importa più molto ma divorziare a che cosa potrebbe servire e un figlio o due. Un figlio o due che devono avere tutto quello che non hai avuto tu. Scuola. Vestiti. Macchina. Casa. I sogni della tua vita se li devono accollare loro. O forse glie li fornisci già confezionati, senza nemmeno la data di scadenza. E siccome sono, sia pure per interposta persona, i tuoi sogni, non si figurino nemmeno di poter svariare. Una vita preconfezionata.
E poi ti trasformi in una madonna dal cuore trafitto. "Io che ho fatto tanti sacrifici per te". Balle. Li hai fatti per te stessa, cara la mia madre. Li hai fatti perché non avevi altro nella vita che la fottuta famiglia. Perché se solo ti fossi potuita immaginare di poter avere in prima persona un po' di quelle cose che ti sono mancate non saresti rimasta lì a servire figli e marito; hanno quindici anni, se la sanno cavare da soli: io la sera vado a scuola e prendo il diploma (che magari poi cambio anche lavoro e addio rpearto verniciatura) e poi vado anche a ballare con le amiche.
Un vecchio enigma: quanto è generosa la generosità? E quanto, invece, un po' sano di egoismo fa bene non solo a noi stesse ma anche alle persone che cicircondano?

18 gennaio 2006

La vera funzione dei consultori

Gilthas, che ha in sé qualcosa del rebecco onorario, propone sul suo blog un interessante articolo di Milly Martinelli sulla funzione dei consultori pubblicato oggi da Metro.
Ma non è funzione dei consultori quella di dissuadere o di convincere ma di garantire il sostegno e la competenza di medici e di psicologi, perché donne in gravi condizioni di disagio possano affrontare la maternità con consapevolezza serena, o rifiutarla dopo un profondo esame di coscienza, della propria coscienza.

16 gennaio 2006

Dal mondo

Ma siamo in Italia, mica in Cile...(parlando di democrazia, civiltà, diritti umani)
Appunto.

14 gennaio 2006

Le foto della manifestazione

Manifestazione 194

13 gennaio 2006

Perché domani io manifesterò

Domani alle due io sarò in piazza Duca D'Aosta a Milano. Sarò lì perché è da lì che partirà la manifestazione in difesa della legge 194. Difendere la legge 194 non è essenziale solo perché questa legge contribuisce a salvaguardare la salute delle donne, ha ridotto ad annullare le morti per aborto e, mediante l'informazione, a ridurre il numero totale di aborti praticati, legalmente o illegalmente, in questo paese. La legge 194 è uno strumento prezioso per tutte le donne italiane o che vivono in Italia perché è stata ed è un mattone essenziale nella costruzione della libertà femminile.
Il tipo più basilare di libertà è la libertà di gestire il proprio corpo, ovverosia l'avere il controllo del corpo. Senza poter sdisporre del proprio corpo nessuna altra libertà può esistere, perché chi non può gestire il proprio corpo non può, di conseguenza, gestire nessuna parte della propria esistenza. Innanzitutto perché senza controllo e potere decisionale sul proprio corpo nessuno è in grado di decidere alcun altro aspetto della propria esistenza: lavoro, vita familiare e privata sono condizionati dalla non disponibilità del corpo, dal fatto che il controllo sulla fisicità è demandato a parti terze. Ma soprattutto, la mancanza di controllo sul proprio corpo influenza la psiche dell'individuo, rendendolo incapace di prendere alcuna decisione.
Il problema dell'autocrontrollo del corpo delle donne, poi, ha conseguenze storiche e sociali (e quindi anche economiche e politiche), dato che le società tradizionali e patriarcali hanno sempre usato il controllo del corpo femminile, mediante la segregazione, la proibizione di qualsiasi tipo di controllo delle nascite, la mutilazione e l'abbigliamento, come strumento di repressione e controllo. Per le donne avere a risposizione leggi che ci permettano di avere il diritto di controllare il corpo è un paso essenziale nella conquista della parità di diritti. Senza possedere il controllo del nostro corpo, ogni altra conquista è resa impossibile.
A maggior ragione, poi, nel caseo delle donne, la fisicità è condizionata dalla fertilità. Il menarca, i cicli mestruali, la gravidanza (o la sua mancanza), il rapporto con gli eventuali figli e la menopausa rappresentano da sempre i momenti cruciali della vita di ogni donna.
La legge 4/2004 contro la procreazione assistita prima e gli attacchi da parte della chiesa e di rappresentati politici di entrambi gli scheramenti dopo hanno rimesso in discussione i diritti delle donne. Che l'attacco sia arrivato proprio su questo piano è significativo. Colpire le donne in questo ambito può non essere un esplicito attacco ai nostri diritti, ma è un significativo atto contro il loro complesso. Mettendo in discussione il diritto di scelta, e mediante esso il diritto delle donne al controllo del proprio corpo, vengono in realtà messi in discussione il complesso dei diritti e delle conquiste femminili.
Ecco, quindi, che l'attacco alla legge 194 diventa attacco a tutte le donne, anche a quelle che non farebbero comunque ricorso all'IVG, anche a quelle che di figli non ne possono più avere, anche a quelle che di figli ne vogliono avere.
La legge 194 sancisce per tutte il diritto di scegliere, il diritto anche di scegliere di non fare ricorso all'IVG. Ma soprattutto rimette in mano alle legittime proprietarie dei corpi il controllo sui loro corpi stessi, e quindi sulla loro vita nel complesso.
Senza questa legge (e con la legge 4/2004) ci ritroveremmo a dover fare i conti con una contrazione enorme dei diritti, ma soprattutto del nostro spazio di libertà psicologica. Ci troveremmo a fare i conti con il fatto che il controllo del nostro corpo, che è in buona parte il controllo della nostra fertilità, non è più completamente in nostro possesso. E, come dicevo, senza questo controllo nessuna libertà è possibile.

03 gennaio 2006

che cosa ci dobbiamo fare? la spagna è veramente uno dei paesi più evoluti al mondo.
mentre in italia la prestigiacomo piange, ruini esterna e il nostro centrosinistra tentenna più di carlo alberto su qualsivoglia argomento inerente i diritti civili, gli iberici si dotano di una legge all'avanguardia sull'asilo politico alle vittime di discriminazioni sessuali.
se la civiltà è qua, e anche , di sicuro non è a sud delle alpi.
sai che novità.