18 settembre 2005

santo subito

John segnala sul suo blog un articolo che risale a maggio, di cui non conoscevo l'esistenza e che fa aumentare a dismisura la mia invidia (a ammirazione, anche, perché comunque loro se lo sono votato, il bel governo) nei confronti degli spagnoli.
Un successo spagnolo

M.C.
Aiuto alle vittime a tutti i livelli (giuridico, sanitario, psicologico, professionale e finanziario), creazione di tribunali specializzati, meccanismi facilitati per il ritiro di pubblicità sessiste, sensibilizzazione all'uguaglianza nei programmi scolastici... Prima grande misura del governo socialista di José Luis Zapatero, la «legge integrale contro la violenza di genere», adottata all'unanimità dai deputati spagnoli nel dicembre 2004, e entrata in vigore un mese più tardi, suscita l'invidia delle femministe di tutta Europa - e del Collettivo nazionale francese per i diritti delle donne, in particolare, che ne reclama una simile.
Un successo dovuto prima di tutto al movimento femminista spagnolo: «Da quattro o cinque anni, grazie a Internet, le associazioni femministe si sono costituite in rete per coordinare le loro strategie - spiega Montserrat Boix, della piattaforma Mujeres en Red (Donne in Rosso), di Madrid - . Le basi della legge attuale sono state gettate da Maria Duran, una figura molto importante in questa battaglia, membro di una rete europea di giuriste. Le giornaliste, di cui faccio parte, si sono servite della complicità dei media. Siamo già riuscite a fare passare gli uxoricidi dai "fatti di cronaca" alla rubrica "società"; il nostro prossimo obiettivo è inserirli nella rubrica politica.
Le mobilitazioni contro il governo Aznar, per esempio contro la guerra in Iraq, hanno favorito l'avvicinamento tra i partiti della sinistra e i movimenti sociali. Abbiamo così potuto stringere delle alleanze all'interno della classe politica».
Il progetto di legge prevedeva inizialmente pene più severe quando la vittima delle violenze all'interno della famiglia era la donna.
Poi però è stato esteso alle «persone vulnerabili» - bambini, persone anziane, handicappati... - perché la disposizione faceva discutere, mentre Zapatero voleva a tutti i costi che la legge fosse adottata all'unanimità. «Il movimento femminista è stato obbligato a fare concessioni», si rammarica Montserrat Boix.
Tuttavia, rimane il fatto che la legge, grazie al suo titolo, riconosce il carattere politico della violenza coniugale: «Ci avevano consigliato di rinunciare al termine "violenza di genere", sostenendo che non sarebbe mai stato accettato dall'opinione pubblica. Quando però Zapatero, appena eletto, ha ricevuto la delegazione delle associazioni femministe e ha aperto la riunione dicendo: "Bene, siamo qui per discutere della futura legge contro la violenza verso le donne..." noi abbiamo rettificato in coro: " No: contro la violenza di genere!" Gli abbiamo spiegato che l'uso di questo termine è essenziale, che è lo stesso usato dalle istituzioni internazionali... E lo abbiamo convinto».
In Spagna, nel 2004, ogni mese ci sono state sei donne uccise dal marito. Contrariamente a quanto si potrebbe credere, le statistiche mettono la Spagna dietro ai paesi scandinavi, che in questa materia detengono il primato europeo, subito dopo la Romania (1). Nel 1997, l'uccisione di Ana Orantes, un'andalusa bruciata viva dall'ex marito per aver raccontato in televisione decenni di violenze, ha causato un grosso choc nel paese. Il voto della legge, il sostegno alle vittime affermato in modo forte e chiaro dal nuovo governo (la cui vice presidente e portavoce, Maria Teresa Fernandez de la Vega, viene dal movimento femminista), possono far sperare in un cambiamento di mentalità, di cui Montserrat Boix coglie i primi segnali: «Lavoro nella televisione pubblica e alcuni anni fa, quando dicevo ai miei colleghi che il numero delle vittime di violenze coniugali calcolato dalle associazioni femministe era il doppio delle cifre del ministero dell'interno, mi guardavano in modo strano. Oggi, sono loro che vengono a chiedermi l'indirizzo del siti web dove teniamo aggiornati questi dati». Tuttavia, niente è risolto: «Nei prossimi mesi, seguiremo da vicino l'applicazione della legge. Produrremo anche una documentazione in diverse lingue, affinché femministe di altri paesi possano approfittare della nostra esperienza».