23 luglio 2005
22 luglio 2005
Favoletta di provincia
C'era una volta, nella ridente città di Pistoia, un'amministrazione di centrosinistra.
C'era una volta e c'era ancora, perchè da quelle parti, diciamo così, il voto al centrosinistra era una tradizione abbastanza consolidata. Questo aveva portato i vari sindaci ad adagiarsi nei decenni un pò sulle loro posizioni, a creare qualche clientela...insomma vigeva un tranquillo e sonnolento tran tran amministrativo. Adatto a quella sonnolenta cittadina.
Un bel giorno, il Sindaco attuale si svegliò con un fastidio, un'idea inespressa. Ma se facessi una legge di sinistra? Qualcosa che vada a toccare quei pricipi di libertà, uguaglianza, tolleranza, quei bei temi cari alla propaganda? Così, tanto per far vedere che non sono solo un bel Sindaco palestrato che va dietro alle gonne ma che sono una persona con degli ideali? Così fece. Si fece consigliare un qualche cosa di simbolico e basta, niente di pratico, per carità, in modo da non turbare troppo gli animi dei suoi concittadini, ma che comunque avesse un significato politico.
Decisero così di istituire il Registro delle Unioni Civili. Tutti i conviventi residenti insieme da più di un anno potevano iscriversi in quel registro, nell'attesa che servisse a qualcosa. Ma intanto c'era ed era bello. Magari un giorno qualcuno avrebbe fatto una legge che l'avrebbe reso utilizzabile.
Il Consiglio Comunale votò la legge (l'opposizione si oppose, la Margherita protestò, ma in certi felici comuni conta qunto il due di briscola) e tutti si accinsero a partire per le meritate ferie con in testa la soddisfazione di aver fatto il proprio dovere.
Poi arrivò la lettera del Vescovo.
Ci siete ancora? No, non è uno scherzo e nemmeno una favoletta. Il vescovo si chiama Simone Scatizzi, regge la diocesi di Pistoia da una vita (almeno da quando mi ricordo) ed è un tipo grasso porcino come buona parte dei suoi consimili.
Questa lettera è stata consegnata ad una seduta del Consiglio Comunale ed anche gli stessi consiglieri lì per lì non sapevano se crederci.
Un vescovo, per carità, ha il diritto di dire quello che vuole. Ma con quel tono... direi pruginoso, sessual-dispregiativo...Non te lo aspetti da un uomo di chiesa. Sembra uno che certe cose se le sogna la notte nei suoi disperati sogni erotici repressi, non so se mi spiego. Eppure ha anche una certa età. Uno che si immagina orge di consiglieri comunali depilati con la loro mamma che sta a guardare, per dire. E che vorrebbe essere invitato.
Ma questo probabilmente deriva dai troppo pesanti vincoli di castità della Chiesa, che probabilmente uniti al caldo torrido, potrebbero far impazzire chiunque.
Ma passiamo ai concetti: il padre è troppo impegnato a depilarsi e lascia l'educazione dei figli alla madre. La madre non è capace di educare i figli virilmente e ne fa dei bisessuali. Poi c'è questa cosa della feminilizzazione della società. Questa probabilmente andrebbe approfondita meglio. E' il famoso potere ormai in mano alle donne? Oppure sono sempre gli uomini di prima che "fanno le donne" quando comandano?
Infine la chicca più bella. Omossessualità uguale mafia, terrorismo, guerra preventiva. Ora ho capito perchè fanno i funerali ai mafiosi e li rifiutano alle donne conviventi. Perchè trombare è peggio che uccidere. Fai la guerra (non preventiva), non l'amore, ed andrai in paradiso!
Che cosa ne devo concluedere? Che la Chiesa Cattolica ha deciso di partire per una nuova crociata? Che vuole spaccare la società? Che è invidiosa degli altri integralismi religiosi e vuole anche lei il suo tributo di sottomissione e discriminazione? Secondo me è una battaglia persa in partenza. Perchè dove c'è fame l'integralismo potrà anche attecchire, ma dove certi diritti sono fortunatamente acquisiti e consolidati, a certe lettere si può rispondere solo con una pernacchia.
Se volete fargliela anche voi, non esitate:
diocesi@diocesi.pistoia.it
C'era una volta e c'era ancora, perchè da quelle parti, diciamo così, il voto al centrosinistra era una tradizione abbastanza consolidata. Questo aveva portato i vari sindaci ad adagiarsi nei decenni un pò sulle loro posizioni, a creare qualche clientela...insomma vigeva un tranquillo e sonnolento tran tran amministrativo. Adatto a quella sonnolenta cittadina.
Un bel giorno, il Sindaco attuale si svegliò con un fastidio, un'idea inespressa. Ma se facessi una legge di sinistra? Qualcosa che vada a toccare quei pricipi di libertà, uguaglianza, tolleranza, quei bei temi cari alla propaganda? Così, tanto per far vedere che non sono solo un bel Sindaco palestrato che va dietro alle gonne ma che sono una persona con degli ideali? Così fece. Si fece consigliare un qualche cosa di simbolico e basta, niente di pratico, per carità, in modo da non turbare troppo gli animi dei suoi concittadini, ma che comunque avesse un significato politico.
Decisero così di istituire il Registro delle Unioni Civili. Tutti i conviventi residenti insieme da più di un anno potevano iscriversi in quel registro, nell'attesa che servisse a qualcosa. Ma intanto c'era ed era bello. Magari un giorno qualcuno avrebbe fatto una legge che l'avrebbe reso utilizzabile.
Il Consiglio Comunale votò la legge (l'opposizione si oppose, la Margherita protestò, ma in certi felici comuni conta qunto il due di briscola) e tutti si accinsero a partire per le meritate ferie con in testa la soddisfazione di aver fatto il proprio dovere.
Poi arrivò la lettera del Vescovo.
Ci siete ancora? No, non è uno scherzo e nemmeno una favoletta. Il vescovo si chiama Simone Scatizzi, regge la diocesi di Pistoia da una vita (almeno da quando mi ricordo) ed è un tipo grasso porcino come buona parte dei suoi consimili.
Questa lettera è stata consegnata ad una seduta del Consiglio Comunale ed anche gli stessi consiglieri lì per lì non sapevano se crederci.
Un vescovo, per carità, ha il diritto di dire quello che vuole. Ma con quel tono... direi pruginoso, sessual-dispregiativo...Non te lo aspetti da un uomo di chiesa. Sembra uno che certe cose se le sogna la notte nei suoi disperati sogni erotici repressi, non so se mi spiego. Eppure ha anche una certa età. Uno che si immagina orge di consiglieri comunali depilati con la loro mamma che sta a guardare, per dire. E che vorrebbe essere invitato.
Ma questo probabilmente deriva dai troppo pesanti vincoli di castità della Chiesa, che probabilmente uniti al caldo torrido, potrebbero far impazzire chiunque.
Ma passiamo ai concetti: il padre è troppo impegnato a depilarsi e lascia l'educazione dei figli alla madre. La madre non è capace di educare i figli virilmente e ne fa dei bisessuali. Poi c'è questa cosa della feminilizzazione della società. Questa probabilmente andrebbe approfondita meglio. E' il famoso potere ormai in mano alle donne? Oppure sono sempre gli uomini di prima che "fanno le donne" quando comandano?
Infine la chicca più bella. Omossessualità uguale mafia, terrorismo, guerra preventiva. Ora ho capito perchè fanno i funerali ai mafiosi e li rifiutano alle donne conviventi. Perchè trombare è peggio che uccidere. Fai la guerra (non preventiva), non l'amore, ed andrai in paradiso!
Che cosa ne devo concluedere? Che la Chiesa Cattolica ha deciso di partire per una nuova crociata? Che vuole spaccare la società? Che è invidiosa degli altri integralismi religiosi e vuole anche lei il suo tributo di sottomissione e discriminazione? Secondo me è una battaglia persa in partenza. Perchè dove c'è fame l'integralismo potrà anche attecchire, ma dove certi diritti sono fortunatamente acquisiti e consolidati, a certe lettere si può rispondere solo con una pernacchia.
Se volete fargliela anche voi, non esitate:
diocesi@diocesi.pistoia.it
02 luglio 2005
La ragazza dei miei libri di matematica.
(Un post un po' scombinato - mi riprometto di tornare sull'argomento tra qualche tempo.)
Nei libri che studio per la tesi c'è una ragazza. Numi, potrebbe essere anche una signora di mezz'età - ma io me l'immagino più sul giovane.
La ragazza non sta nella bibliografia - lì non vedo nomi, solo iniziali (sospetto siano in larga maggioranza maschi, ma so di risultati fondamentali conclusi da donne). Non sta nemmeno nell'introduzione - lì le donne di solito sono le compositrici del testo, e a volte una moglie ringraziata per il sostegno e l'amore eccetera (Sonja Kovalevskaja diceva che per essere un grande matematico serve qualcuno che sa stirare le tue camicie - lei se le stirava da sé, ed era un'ottima matematica).
Ma torniamo alla ragazza, che gironzola per tutte le pagine.
Non ha nome preciso - di solito si chiama i.
La ragazza è la giocatrice generica del gioco che si studia.
La correttezza politica anglosassone impone che parlando di un giocatore si supponga che in almeno metà dei casi questo sia di sesso femminile (a volte si usa un maschietto perché la differenza dei sessi è comoda).
Ora: io amo follemente quel che studio. I motivi sono vari e vasti e profondi. Ma nel mio colpo di fulmine non posso escludere che ci sia stata anche questa piccola presenza femminile: obbligata da regole formali di cortesia politica, forse frivola; ma continua e generica: e in matematica qualcosa è tanto potente quanto generico.
Che dite, nell'introduzione la ringrazio?
(Ah, in Italia si sta sempre sul giocatore maschile. Che noia.)
Nei libri che studio per la tesi c'è una ragazza. Numi, potrebbe essere anche una signora di mezz'età - ma io me l'immagino più sul giovane.
La ragazza non sta nella bibliografia - lì non vedo nomi, solo iniziali (sospetto siano in larga maggioranza maschi, ma so di risultati fondamentali conclusi da donne). Non sta nemmeno nell'introduzione - lì le donne di solito sono le compositrici del testo, e a volte una moglie ringraziata per il sostegno e l'amore eccetera (Sonja Kovalevskaja diceva che per essere un grande matematico serve qualcuno che sa stirare le tue camicie - lei se le stirava da sé, ed era un'ottima matematica).
Ma torniamo alla ragazza, che gironzola per tutte le pagine.
Non ha nome preciso - di solito si chiama i.
La ragazza è la giocatrice generica del gioco che si studia.
La correttezza politica anglosassone impone che parlando di un giocatore si supponga che in almeno metà dei casi questo sia di sesso femminile (a volte si usa un maschietto perché la differenza dei sessi è comoda).
Ora: io amo follemente quel che studio. I motivi sono vari e vasti e profondi. Ma nel mio colpo di fulmine non posso escludere che ci sia stata anche questa piccola presenza femminile: obbligata da regole formali di cortesia politica, forse frivola; ma continua e generica: e in matematica qualcosa è tanto potente quanto generico.
Che dite, nell'introduzione la ringrazio?
(Ah, in Italia si sta sempre sul giocatore maschile. Che noia.)
