L'anima nell'imene
Fino a non molti anni fa, vi ricordate, lo stupro era consiederato non la massima offesa che si possa recare a un corpo (quasi sempre femminile) ma un reato contro la morale. Non era, cioè, una negazione dell'umanità della vittima ma una semplice offesa alle regole sociali. Erano gli anni in cui i giudici erano tenuti a tenere in conto lo "status morale" della vittima nel comminare la sentenza: se la vittima era notta come donna "facile", non vergine, che indossava abbigliamento provocante, magari la vituperata minigonna, allora il violentatore aveva responsabilità ridotte, perché in fondo aveva stuprato non una brava ragazza timorata ma una puttana o poco meno: e quindi quale offesa avrebbe potuto recare alla morale?
La sentenza della Corte Costituzionale che riconosce la minore gravità di una violenza carnale nel caso la vittima, pure minorenne, abbia già avuto rapporti sessuali ci riporta a quegli anni. Certo, il motivo non è che la vittima in fondo era già un po' puttana. Più modernamente la Corta sostiene che, visto che laragazza aveva già avuto rapporti sessuali, ne consegue che le conseguenze psicologiche dello stupro siano minori. Perché in fondo, per loro, lo stupro è solo una variante del sesso: illegittima per convenzione, ma non troppo. Insomma, fanciulle, fare l'amore e essere violentate sono più o meno la stessa cosa. Sempre di aprire le gambe si tratta.
Che schifo.

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